Mercoledì 19 sarà ricordato da tutti come il “mercoledì nero” delle criptovalute. Lo spettro di un crollo come quello del 2017 ha dato il via ad una vendita impulsiva che ha causato miliardi di euro di perdite. Le cause? In primis il freddo atteggiamento della Cina nei confronti delle criptovalute ribadito pubblicamente su Twitter. Sebbene il paese non abbia bandito completamente le criptovalute, le autorità di regolamentazione hanno dichiarato, come già fecero in passato, che il bitcoin non è una valuta reale ed è vietato agli istituti finanziari e di pagamento di effettuare transazioni con essa perché essa può essere utilizzata per il riciclaggio di denaro, tutto ciò per la necessità di “mantenere la stabilità finanziaria” e “proteggere lo status dello Yuan come valuta fiat”.

Ovviamente insieme a bitcoin anche Cardano ha perso in poco tempo parte del suo supporto arrivando a sfiorare il dollaro per pochi istanti per poi recuperare velocemente terreno.

Un’operazione sembrerebbe studiata a tavolino e che forse avrà fatto arricchire, e impoverire allo stesso tempo, non poche persone. Il crollo sembra infatti essere stato “intenzionale”, anticipato da colpi di Elon Musk “che stranamente” ha iniziato a gettare fango sulla criptovaluta comprata per miliardi di dollari da Tesla solo qualche mese fa. Un’operazione che lascia presagire due cose, che dietro ci sia stata una massiccia operazione di vendita e di ricompra ad un prezzo più basso, e la seconda, che il crollo non sia stato solo frutto di una “casualità” ma di un operazione ben orchestrata. Ricordiamoci che quando Tesla compró bitcoin, “casualmente”, la criptovaluta aveva perso oltre 10.000 dollari di valore qualche settimana prima.

Ovviamente chi ci rimette in questo gioco senza regole sono i piccoli investitori che sognano una vita migliore.. ma d’altronde,  se non fosse, se bitcoin fosse regolamentato non esisterebbe bitcoin.

 

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