Elon Musk attraverso Twitter continua imperterrito a far oscillar il mercato delle criptovalute traendone, molto probabilmente, vantaggio. L’esempio più lampante è stato con Dogecoin, la criptovaluta nata quasi per scherzo, ha visto il suo valore aumentato per 1000 dopo diversi Tweets in cui il CEO di Tesla ne faceva propaganda con grandi progetti e grandi investimenti futuri. Ma Doge non è l’unica vittima. Elon Musk nei giorni scorsi è tornato ad attaccare Bitcoin e la principale criptovaluta al mondo per capitalizzazione è crollata. Successivamente pero, proprio Elon Musk nel suo status di Twitter ha inserito semplicemente la parola “#Bitcoin” seguita dal rispettivo logo. Una cosa che potrebbe sembrare di poco conto, ma che la rete ha immediatamente interpretato come una sorta di parere favorevole del patron di Tesla nei confronti della criptovaluta più famosa del mondo.

E pure la legge punisce chi altera il mercato divulgando notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici che consentano di aumentare o diminuire il prezzo di valori negoziati. Si tratta di un reato più diffuso di quello che si pensi, quindi, come mai a Elon Musk si permette muovere il valore delle criptovalute senza violare la legge?

Il problema sta proprio nella decentralizzazione del mercato delle criptovalute. Questa sua libertà da governi e banche la rende purtroppo vittima di cybercriminali o personaggi che a quanto pare hanno a cuore solo speculare su progetti destinati ad altre cose.

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